giovedì 3 agosto 2017

I camion di notte

Appunti

Esco dal casello di Riccione verso le dieci di sera, e sfilo accanto alla colonna degli autoarticolati che a quell'ora, secondo prevedibili regolamenti e ferree tabelle di marcia, vanno a imboccare l'autostrada diretti chissà dove per i loro trasporti notturni lungo la dorsale adriatica. Procedono lenti e solenni uno dietro all'altro, con i fanali contornati da luci al led che disegnano il profilo degli abitacoli. Nel buio della serata estiva si impongono come aggressive presenze oscure, quasi un rito del ku klux klan con i fanali anabbaglianti al posto delle torce. Non si vedono quasi più quelle luci colorate a festa, da sagra paesana, che facevano apparire gli abitacoli degli autotrasportatori meridionali come degli enormi presepi, con tanto di edicoletta illuminata della Madonna accanto alla cabina di guida. Tuttavia il fascio di luce sparato dai led è abbastanza nitido affinché dalla strada si riescano a intravedere, negli abitacoli, le sagome mute dei guidatori. Visti da sotto sembrano quasi i soldati dell'Impero nella sala comandi della morte nera. Più avanti, incontro nel piazzale al lato della strada, fiocamente illuminati da un lampione, i loro colleghi ancora a piedi. Sono vestiti da camionisti d'estate, e cioè in canottiera e pantaloncini ma con le scarpe da guida sopra ai calzini di spugna. Appaiono afflitti da pance prominenti e volti rudi e malrasati, mentre attendono il via nella piazzola del ristorante bar albergo vicino all'autostrada. In ogni stagione quella piazzola è sempre ripiena di enormi autoarticolati in parcheggio. Verso le dieci, i camionisti partono insieme con la loro tetra processione dopo aver cenato e forse dormito tutto il pomeriggio nell'albergo. Non ne vedo uno, tra quelli a piedi, che non abbia i capelli grigi e spettinati. Una vita dura e d'altri tempi, per uomini abituati a stare lontani da casa. Una vita che odora di strada e di puttane, che secondo i costumi di oggi rende quasi nulla l'aspettativa di ritrovare a casa una moglie sempre devota che cura i figli.

P.S.: Contrariamente al mito dell'Italia ingenua del miracolo economico, nel ristorante di quell'albergo si mangia banalmente male, e senz'altro è stato così fin dagli anni in cui la gente andava a cercare le trattorie coi camion parcheggiati fuori.

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