lunedì 21 gennaio 2013

Separati per finta? Il risparmio è sicuro

Pubblicato sul quotidiano Avvenire, 9 novembre 2012.

Le ragioni dell’amore, contro quelle del denaro. E’ un potenziale conflitto che si è sempre manifestato nelle famiglie in crisi, come ci attesta molta letteratura europea, fin dai tempi più remoti. Negli ultimi decenni, il sistema legale dei divorzi ha reso la situazione addirittura drammatica, e la crisi economica la sta ulteriormente aggravando.

Gli operatori del diritto di famiglia, impegnati sul fronte delle separazioni conflittuali, sanno bene quanto sia difficile - nella quotidianità delle liti in tribunale - conciliare le ragioni del cuore con quelle economiche. Gli esiti giudiziari di certe contese finiscono per essere distruttivi per tutti, e sono alla base di un impoverimento collettivo del quale sarebbe urgente prendere atto.

Tuttavia, già da molti anni, sono pure in continuo aumento le coppie che hanno trovato un metodo tanto paradossale quanto efficace, per mettere d’accordo i due termini della questione. Si tratta di un tipo assai singolare di separazioni coniugali, che i professionisti del settore ormai comunemente definiscono "fiscali".
In questi casi, i due coniugi non hanno alcuna intenzione di divorziare per davvero, e anzi tra di loro la fiducia non potrebbe essere maggiore. Eppure, non appena uno dei due consegue la possibilità di fissare la propria residenza fuori dalla abitazione familiare, il più delle volte in modo puramente fittizio (ad esempio, presso i genitori o nella seconda casa al mare), entrambi gli sposi corrono in tribunale per fare dichiarare la separazione consensuale.

I vantaggi infatti possono essere non di poco conto. Se un coniuge non lavora o comunque gode di un reddito molto più basso di quello dell’altro - come accade tuttora nella maggioranza delle famiglie - il contributo per il suo mantenimento, che in mancanza di separazione non esiste e quindi di fatto rimane a carico del capofamiglia, diventa detraibile dal reddito con aliquota maggiore. Per non parlare delle agevolazioni che gli enti locali riconoscono alle cosiddette famiglie monogenitoriali, per l’accesso all’edilizia popolare, agli asili nido, e ad altri servizi.

Insomma, le separazioni fiscali sono una specie di "quoziente familiare" introdotto per via surrettizia, da parte di cittadini che si rendono single di ritorno solo per i vantaggi economici che la cosa comporta. Tutto questo, di per sé, la dice lunga sul deterioramento del rapporto tra famiglia e istituzioni al quale siamo arrivati nel nostro Paese.

Ma è rispetto alla proprietà immobiliare che le separazioni raggiungono l’apice della convenienza. Un coniuge che prende la residenza nell’abitazione che la famiglia intende acquistare, o che riceve in eredità, se si separa fittiziamente può ottenere le agevolazioni connesse all’acquisto di una "prima casa", alle quali da sposato non avrebbe diritto. Anche i risparmi sull’Imu e sulle utenze domestiche, per chi vive da single, non sono di poco conto. È dunque facile ipotizzare che gli inasprimenti fiscali sugli immobili imposti dall’attuale governo, ai quali potrebbe presto aggiungersi il taglio delle detrazioni, abbiano reso la tentazione di separarsi per finta ancora più forte.

I professionisti interessati sanno bene quanto sia diffuso il fenomeno, già da anni, benché sia difficile quantificarlo. Oltretutto, separarsi per ragioni fiscali è perfettamente legale, o quasi, visto che - in caso di improbabili controlli sull’effettiva residenza dei coniugi - sarebbe fin troppo facile eccepire una temporanea riconciliazione.

Questa pratica ci consente pure di spiegare, almeno in parte, altri fenomeni dei quali i vari opinionisti televisivi solitamente offrono un’immagine distorta. Ad esempio, l’Istat ci assevera che è in costante aumento il numero delle separazioni degli ultrasessantenni. Si dice che esse dipendano dall’aumento dell’aspettativa di vita e della qualità media della stessa. Tesi discutibile, perché chi conosce bene il fenomeno sa che i divorzi - quelli veri - fanno in realtà molto male sia all’una sia all’altra.

Piuttosto, studi recenti della Banca d’Italia hanno dimostrato che negli ultimi vent’anni la ricchezza immobiliare si è concentrata nelle mani degli over 65. Nel contempo, chi oggi ha meno di quarant’anni risulta sempre più impoverito e in difficoltà. Una situazione ben nota alle giovani coppie dei nostri giorni, che non potrebbero mai formare una nuova famiglia se, per la casa e persino per il reddito, non potessero contare sul massiccio aiuto dei genitori. I quali invece sono andati in pensione molto presto, e ora godono di risparmi e investimenti che per la "generazione perduta" rappresentano un vero miraggio.

L’aumento delle separazioni coi capelli bianchi, dunque, potrebbe in realtà dipendere anche dal vantaggio fiscale per i proprietari di più immobili. Sarà pertanto interessante vedere cosa succederà, qualora il governo se ne dovesse rendere conto. Potrebbe anche rinascere un interesse per le ragioni della famiglia del quale, fino ad oggi, francamente non si era accorto nessuno.

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